Come influirà nel tempo l’uso dell’AI sulle nostre funzioni cerebrali

Negli ultimi mesi mi sono trovato più volte a riflettere su una domanda che, secondo me, diventerà sempre più centrale.

Che cosa succederà al nostro cervello se inizieremo a usare l’intelligenza artificiale ogni giorno, per lavorare, studiare, scrivere, organizzare idee e persino prendere decisioni?

La risposta breve è che probabilmente l’AI non sostituirà il cervello umano, ma finirà per modificarne alcune abitudini cognitive.

Un po’ come è già successo con il navigatore, con i motori di ricerca e con lo smartphone.

Solo che questa volta il cambiamento potrebbe essere ancora più profondo.

L’AI come estensione mentale

Possiamo immaginare l’AI come una sorta di protesi cognitiva.

Non pensa al posto nostro nel senso umano del termine, ma può aiutarci a:

•  recuperare informazioni molto rapidamente
•  mettere ordine in concetti complessi
•  generare ipotesi, riassunti e schemi
•  ridurre il tempo necessario per alcune attività mentali ripetitive
•  trasformare idee vaghe in bozze più concrete

In pratica, una parte del lavoro mentale viene spostata fuori da noi.

Non è molto diverso da quando affidiamo la memoria dei numeri di telefono allo smartphone oppure il senso dell’orientamento a Google Maps.

La differenza è che l’AI non conserva soltanto dati.

Interviene anche su linguaggio, sintesi, pianificazione e ragionamento assistito.

Quali funzioni cerebrali potrebbero essere influenzate

Le funzioni che potrebbero cambiare di più, nel tempo, sono probabilmente queste.

1. Memoria

Se so di poter chiedere tutto a un assistente AI in pochi secondi, potrei sentire meno il bisogno di memorizzare alcune informazioni.

Questo non significa che la memoria sparirà.

Più realisticamente, potrebbe spostarsi il focus dalla memoria dei contenuti alla memoria dei percorsi, cioè ricordare dove e come recuperare ciò che serve.

2. Attenzione

L’AI ci permette di fare più cose più in fretta.

Questo può essere un vantaggio, ma può anche favorire una mente più frammentata se passiamo continuamente da uno stimolo all’altro senza approfondire.

Il rischio non è tanto l’AI in sé, quanto l’uso frettoloso che ne facciamo.

3. Capacità di ragionamento

Se utilizziamo l’AI come scorciatoia assoluta, potremmo allenare meno alcune competenze.

Se invece la usiamo come confronto, supporto o strumento di verifica, può perfino aiutarci a ragionare meglio.

Quindi l’effetto dipenderà molto dal metodo d’uso.

4. Creatività

Qui il discorso è affascinante.

L’AI può moltiplicare gli spunti e accelerare la fase iniziale della creazione.

Però la creatività autentica continua ad avere bisogno di sensibilità, contesto, esperienza, intuizione e selezione umana.

Potremmo dire che l’AI aiuta ad accendere più scintille, ma sta a noi decidere quali meritano davvero di diventare fuoco.

Illustrazione a schizzo di una persona che usa l'intelligenza artificiale come supporto operativo e creativo

L’AI come intelligenza di sciame umano

C’è poi un’idea ancora più interessante.

Possiamo vedere l’intelligenza artificiale come una forma particolare di intelligenza di sciame umano.

Perché?

Perché i modelli AI vengono addestrati su enormi quantità di testi, immagini, esempi, linguaggi, problemi e soluzioni prodotti da persone reali nel tempo.

In un certo senso, quando dialoghiamo con un’AI, stiamo entrando in contatto con una sintesi statistica di conoscenze umane collettive.

Non è una coscienza collettiva.

Non è una mente unificata.

Ma è comunque una forma di accesso accelerato a tracce del pensiero umano distribuito.

Se un giorno esistesse davvero un collegamento quasi diretto tra cervello umano e strumenti AI, il cambiamento potrebbe essere enorme.

Potremmo avere una capacità molto più rapida di:

•  consultare conoscenze tecniche
•  mettere in relazione discipline diverse
•  simulare scenari prima di agire
•  trasformare un’intuizione in progetto operativo
•  imparare più velocemente partendo da basi già organizzate

In compenso, diventerebbe ancora più importante preservare una cosa: la nostra autonomia di giudizio.

I vantaggi possibili

Se usata bene, l’AI potrebbe portarci benefici notevoli.

•  meno fatica nelle attività mentali ripetitive
•  più tempo da dedicare alla visione generale
•  maggiore supporto nello studio e nell’apprendimento
•  aiuto nella scrittura, nell’organizzazione e nella pianificazione
•  accesso più democratico a strumenti prima molto complessi

In pratica potremmo liberare risorse mentali per attività a più alto valore umano.

I rischi da non sottovalutare

Esiste però anche il rovescio della medaglia.

Se demandiamo troppo, potremmo disallenare proprio alcune competenze che ci rendono più autonomi.

Per esempio:

•  la pazienza di approfondire
•  la memoria di lungo periodo
•  la capacità di distinguere tra risposta plausibile e risposta corretta
•  lo spirito critico
•  la tolleranza alla complessità

Il pericolo, quindi, non è solo tecnico.

È anche educativo.

Se ci abituiamo a ricevere tutto pronto, il cervello potrebbe diventare più veloce in certe funzioni ma meno allenato in altre.

Come usare l’AI senza perdere allenamento mentale

Secondo me la chiave sta nell’equilibrio.

L’AI rende al meglio quando non viene trattata come un oracolo, ma come un assistente.

Io partirei da alcune regole semplici.

1.  usarla per esplorare e non per credere ciecamente
2.  chiederle aiuto, ma mantenere il controllo della decisione finale
3.  verificare i fatti quando il tema è delicato o tecnico
4.  alternare momenti di supporto AI a momenti di ragionamento autonomo
5.  usarla per imparare meglio, non per smettere di imparare

Questa differenza è fondamentale.

L’AI può essere una stampella oppure una palestra.

Molto dipende da come la inseriamo nella nostra vita quotidiana.

Quindi il mondo come cambierebbe?

Se davvero integrassimo sempre di più l’AI nelle nostre attività mentali, il mondo potrebbe diventare più rapido, più interconnesso e più produttivo.

Potremmo risolvere più problemi in meno tempo.

Potremmo accedere più facilmente alla conoscenza.

Potremmo vedere nascere professioni ancora più ibride tra mente umana e strumenti intelligenti.

Ma insieme a questi vantaggi crescerebbe il bisogno di educare persone capaci di:

•  pensare criticamente
•  valutare fonti e risposte
•  conservare profondità umana
•  usare la tecnologia senza diventarne dipendenti

Forse è proprio qui il punto.

Il futuro non dipenderà solo da quanto l’AI diventerà potente.

Dipenderà da quanto noi sapremo restare lucidi, curiosi e responsabili mentre la utilizziamo.

Conclusione

L’uso dell’AI nel tempo influirà quasi certamente su alcune nostre funzioni cerebrali.

Non perché il cervello umano verrà sostituito, ma perché cambieranno abitudini, percorsi mentali e modalità di accesso alla conoscenza.

Potremmo ricordare meno nozioni e concentrarci di più sulle connessioni.

Potremmo delegare alcune attività ripetitive e guadagnare più tempo per quelle creative e strategiche.

Oppure, se la usassimo male, potremmo perdere parte dell’allenamento mentale che oggi diamo per scontato.

Per questo motivo, più che chiederci se l’AI ci renderà migliori o peggiori, forse dovremmo chiederci un’altra cosa.

Saremo capaci di usarla per ampliare la mente senza smettere di allenarla?

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